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17.10. - 19.10.2008
BALERNA
(Svizzera)
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5° seminario internazionale di aikido con il Doshu, Sensei Kenjiro
Yoshigasaki Foto: Luca Aguiari (Olcella, I), David Carter (London, GB), Bernhard
Boll (Haigerloch, D)
Per l’annuale appuntamento d’autunno con il Doshu Kenjiro
Yoshigasaki sul tatami balernitano sono convenuti numerosi “vecchi
amici” e molti “nuovi amici” provenienti dai diversi Stati europei
con l’intento di partecipare ad un raduno che si è rivelato di alto
livello filosofico e tecnico, come sempre.
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Il nostro Doshu ci sorprende ogni volta e ci tocca profondamente per
la sua capacità di far “risuonare” dentro ognuno di noi e/o di far
emergere alla nostra coscienza valori molto importanti di cui forse
uno dei più importanti è la pace, senza la quale il nostro vivere
sarebbe davvero “povero”.
Ma il vero problema, spesso, è che l’animo umano si fa comunque
soverchiare dalle piccole cose che rendono piccola l’esistenza,
dagli egoismi, dalle prepotenze, dal disamore e così via, percui
“addìo pace” e si rimane sempre… poveri!
Vi è proprio da chiedersi perché la pace sia così difficile da
applicare…Allora, se l’insegnamento del concetto pace che viene
profuso da Doshu sul tatami richiede veramente un minimo sforzo per
essere applicato alle tecniche di aikido, perché è così difficile
eseguire ciò che sarebbe invece “così facile”?
Probabilmente perché la nostra mente è sempre e ancora aggressiva e
mi rendo conto che è necessario andare oltre alle nostre resistenze
e che questa è la via giusta ed è quella che occorre seguire perchè
è quella che dà respiro!
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Cosa ci ha insegnato il Doshu?
Che con il concetto di pace, scegliamo di non lottare.
C’è chi pensa che ciò significa che “l’aikido così non è efficace”.
Ebbene, costoro si mettano il “cuore in pace". Semmai, è vero proprio
il contrario: intanto ciò che più conta, e credo che sia il sentire
di molti, è che proprio scegliendo di non lottare anche un
“avversario” resta “disarmato” e non può lottare: filosoficamente,
mi sembra molto in analogia con gli antichi ma sempre attuali
insegnamenti dei grandi Maestri di Vita apparsi sul pianeta.
A livello tecnico, la messa in opera del concetto è stata resa
palese ed efficace nella serata di venerdì con molti esercizi di
kote oroshi irimi, di katatekosadori kokyu nage e katatekosadori
kokyu nage tenkan.
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Anche la meditazione-respirazione TO HO KA MI E MI TA ME con le mani
e con il bokken, ripetuta a più riprese lascia tutti gli aikidoka
con un grande senso di benessere e di apertura.
Coloro che l’hanno seguita da “fuori”, cioè gli spettatori, hanno
manifestato grande emozione: probabilmente, per risonanza anche le
loro “corde interiori” sono state toccate dalla vibrazione che
questa potente meditazione genera.Chiusa la serata di venerdì, una ventina di aikidoka si sono diretti
al Grotto del Mulino (nel Parco delle Gole della Breggia) per
assaporare un eccellente minestrone seguito dalla “taiada” di salumi
locali e dai noti formaggini della Valle di Muggio: non è mancato il
buon vino di produzione MoMo (cioè dai vigneti della Regione del
Mendrisiotto).
Anche il nostro Doshu “non si è tirato indietro” e ha gustato tutto
con buon appetito!
Fa sempre piacere.
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La nostra pratica è ripresa il sabato mattina: davvero moltissimi
aikidoka erano sul tatami.
Il Doshu ha spiegato nuovamente il concetto di pace, ampliandolo
maggiormente e precisando che l’Aikido non è lotta e non è “arte” di
difesa, ma crea le situazioni dove la lotta “non può facilmente
nascere”.
E allora, come fare? Mediante il movimento del corpo, occorre
cambiare la forma! Non si tratta di spostare “dei punti” del corpo:
occorre proprio cambiare la forma. Capito ?
C’è molto da lavorare. Per coloro che non sono artisti, musicisti, scrittori, ecc. l’Aikido
è un’ottima Arte (a questo punto scrivo arte con la A) per esprimere
la loro filosofia tramite il corpo. E va bene così.
Il Maestro ha citato anche la necessità di rispettare in ognuno il
bisogno di “spazio e libertà”. Non solo lo spazio fisico, ma anche
lo spazio mentale-psicologico e la libertà che poi non è disgiunta
dalla responsabilità. A nulla serve, anzi è controproducente e non è
nello spirito dell’Aikido limitare lo spazio e la libertà delle
persone.
Sono concetti che il Doshu riprende spesso, forse perché non
sufficientemente assimilati e rispettati sul tatami e anche nella
vita quotidiana: meditiamo su questo. Importante è anche fare
attenzione a non dividere tutto in bene e male (+ e -) perché vi
sono anche gli aspetti di “meno bene o meno buono” e “non male”: già!
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Per la pausa del mezzogiorno ci siamo quasi tutti ritrovati nel
vicino Ristorante Federale per gustare un menu “tipicamente svizzero”:
il bratwurst di San Gallo (doc) e i rösti: si è volutamente scelto
di “restare leggeri” per poter riprendere l’attività nella forma
migliore durante il pomeriggio.
Un folto gruppo di bambini della miniscuola di Aikido, come sempre
accompagnati da genitori, nonni, fratellini, ha fatto irruzione
festosa sul tatami portanto un eccezionale KI nel dojo nell’attesa
del Doshu che li ha diretti in una lezione attentamente seguita.
Amici di altri dojo hanno coadiuvato i nostri istruttori dei bambini
e molta emozione ci ha dato la disponibilità di Riccardo di Valdarno
a “lavorare” con il piccolo Kevin che ha dimostrato di non essere
per nulla intimorito dal “gigante”.
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I lavori per gli adulti sono ripresi con esercizi per ushiro
ryokatadori e per l’ottavo tsuzukiwaza (ryote dori).
Si è molto lavorato su tutto questo.
Al termine, la sessione d’esame non ha avuto luogo: Sven di Frastanz
(Austria) non ha potuto recarsi a Balerna per passare Joden essendo
divenuto padre per la seconda volta proprio in concomitanza con il
seminario. La nuova piccola erede si chiama Sally Louise ed è
bellissima! Facciamo le congratulazioni a lui e a Sorana, genitori
felici
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Per la cena eravamo attesi al Grotto del Furmighin di Sagno.
Come sempre, l’accoglienza di Anna è stata calorosa e gentile.
La domenica mattina ci ha accolto con un sole generoso e una
temperatura da T-Shirt.
Sul tatami, in particolare si sono svolti molti esercizi per le
tecniche del 33.mo Tsuzukiwaza
(Shinken) e in seguito la pratica di tutto lo Tsuzukiwaza (sempre
bellissimo).Il seminario si è chiuso con la solita emozione; molti amici sono
rientrati a casa, il viaggio per molti di loro era assai lungo.
Un gruppetto si è unito al Doshu per il pasto del mezzogiorno,
sempre nella cornice delle Gole della Breggia: un buon risotto con
uccelli scapati (non “scappati”) ha allietato la mensa.
Al termine, unitamente al Doshu, la sottoscritta, Andrea, Govert,
Roberto, Paola, Bernhard e Sir David Carter (il nostro fotografo
ufficiale di Londra), abbiamo percorso il sentiero boschivo
sovrastante il Grotto per raggiungere il suggestivo villaggio di
Morbio Inferiore, dove era organizzata un’animata e interessante
sagra della castagna. Il Doshu ha osservato con molta attenzione la
cottura delle caldarroste e ha gustato il buon vino bianco di un
produttore locale.

E’ stato un momento di vero relax: la giornata era particolarmente
adatta al “girovagare” nelle corti delle antiche case del nucleo ove
erano esposte le bancarelle con i prodotti artigianali, le
esposizioni delle antiche attività del mondo rurale-contadino, le
degustazioni delle castagne preparate in molti modi diversi.
Giunse così alla fine un pomeriggio simpatico e tranquillo e l’ora
di tornare tutti a casa. Il nostro Doshu si è congedato da noi
lasciandoci il suo sorriso e la pienezza del suo sguardo che ci
accompagnerà per i mesi a venire.
La nostra Associazione ringrazia di cuore tutti
coloro che sono giunti da noi, il Comune di Balerna che ha messo a
disposizione gratuitamente la palestra e gli spazi annessi, la cara
Harriet che ci ha fatto dono della sua bella creatività con le
splendide composizioni floreali e i nostri amici-cuochi che ci hanno
preparato dei pasti con amore e dedizione, “come si faceva una volta”.
A tutti dico arrivederci all’anno prossimo, per un seminario ancora
più bello!
Un abbraccione, Yvette
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Internationales Seminar
mit Doshu Kenjiro Yoshigasaki
vom 17. - 19.10.2008 in Balerna (Südschweiz)Zum
alljährlichen Herbsttermin mit unserem Doshu Meister Kenjiro
Yoshigasaki kamen zahlreiche alte und neue Freunde aus
verschiedenen europäischen Ländern auf die Matten von Balerna,
mit der Absicht, an einem Treffen teilzunehmen, das sich wieder
einmal von hohem philosophischen und technischen Niveau erwies.
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Unser Doshu überrascht uns immer wieder und
berührt uns zutiefst mit seiner Fähigkeit, etwas in unserem Inneren
zum Schwingen zu bringen und uns äusserst wichtige Werte wieder ins
Bewusstsein zu rufen, von denen einer der wichtigsten der Friede
ist, ohne den unser Dasein wahrlich ärmlich wäre.
Das eigentliche Problem ist aber oft, dass das
menschliche Gemüt sich von Nichtigkeiten beherrschen lässt, die die
menschliche Existenz herabwürdigen, wie zum Beispiel Egoismus,
Anmassung oder Zwietracht - dann ist es mit dem Frieden vorbei und
man bleibt wieder ... ärmlich.
Hier muss man sich wirklich fragen, wieso Frieden so
schwierig umzusetzen sein soll. Wenn nämlich das Konzept des Friedens,
wie es vom Doshu auf der Matte gelehrt wird, nur einer ganz geringen
Anstrengung bedarf, wenn man es in den Aikidotechniken umsetzen
möchte, wieso ist es dann so schwierig im täglichen Leben
durchzuhalten, wo es doch so einfach sein sollte?
Wahrscheinlich weil unser Geist immer noch Aggressivität enthält und
ich mir bewusst werden muss, dass es nötig ist, die inneren
Blockaden zu überwinden und das dies der richtige Weg ist, dass
man diesem folgen muss, weil dieser eben die Luft zum Atmen gibt.
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Was hat uns der Doshu gelehrt?
Dass wir uns mit dem Konzept des Friedens dazu entscheiden,
nicht zu kämpfen.
Es gibt dann natürlich einige, die meinen, dass auf diese Weise das
Aikido nicht mehr effektiv ist. Nun gut, dann sollen sie mal
friedfertig im Herzen werden. Falls sie es tun, erweist sich
gerade das Gegenteil ihrer Vermutung als wahr: Was wirklich zählt -
und ich glaube, dass viele es so empfinden - ist, dass gerade die
Entscheidung für das Nichtkämpfen auch einen "Gegner" entwaffnet, so
dass er nicht mehr kämpfen kann. Philosophisch entspricht dies den
alten, überlieferten Lehren - die immer noch aktuell sind -, die wir
von den gossen Meistern des Lebens auf unserem Planeten kennen.
In technischer Hinsicht wurde die Umsetzung dieses Konzepts im
Training am Freitagabend deutlich und wirksam mit vielen Übungen von
kote oroshi irimi, katatekosadori kokyunage und katatekosadori
kokyunage tenkan.Auch die Atemmeditation TO HO KA MI E MI TA ME,
sowohl mit den Händen als auch mit dem Holzschwert (Bokken), wurde
mehrfach wiederholt und liess alle Aikidoka ein tiefes
Wohlsein und eine grosse Offenheit empfinden.
Jene, die dies von aussen verfolgten, die Zuschauer, waren sehr
bewegt: wahrscheinlich wurden auch ihre "inneren Saiten" per
Resonanz von den Schwingungen dieser starken Meditation angeregt .
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Zum Schluss des Abends machten sich etwa zwei
Dutzend Aikidoka auf den Weg zum Grotto del Moulino (im Naturpark
Breggiaschlucht) um eine ausgezeichnete Minestrone gefolgt von einer
"taiada" lokaltypischer Würste und den bekannten Käsen des Valle di
Muggio zu genießen. Auch ein guter Wein fehlte nicht, er kam von
MoMo, einem Weinbaubetrieb des Gebietes um Mendrisio.
Auch unser Doshu "hielt sich nicht zurück" und ließ sich alles mit
bestem Appetit munden.
Das macht immer wieder Freude!
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Das Training ging am Sonntagmorgen weiter. Es waren
unglaublich viele Aikidoka auf der Matte.
Der Doshu erläuterte aufs Neue das Konzept des Friedens. Er
erweiterte es noch und präzisierte, dass Aikido eben kein
Kampf ist und keine Selbstverteidigungskunst, sondern die
Gegebenheiten schafft, dass Kampf nicht so leicht entstehen
kann. Und nun, wie soll man das umsetzen? Mit den
Körperbewegungen muss der Körper seine Gestalt ändern. Es sind
keine punktweisen Bewegungen des Körpers (wie in der
Newtonschen Physik), sondern die Gestalt, die Form muss sich
ändern. Alles klar?
Da gibt es noch viel zu üben! Für all jene, die keine
Künstler, Musiker, Schriftsteller etc sind, ist Aikido eine
höchst geeignete KUNST (das schreibe ich jetzt hier gross), um
die eigene Philosophie über den Körper auszudrücken. Und das
ist gut so! Der Meister erwähnte auch die Notwendigkeit eines
jeden Freiheit, verstanden als Freiraum, zu
respektieren. Es geht dabei nicht nur um den physikalischen
Raum, sondern auch um den psychisch-mentalen und darum, dass
die Freiheit nicht von der Verantwortung abgetrennt werden
kann. Es ist von keinerlei Nutzen und sogar kontraproduktiv und
entspricht nicht dem Geiste des Aikido, einer Person ihren
Freiraum zu beschneiden.
Dies sind Konzepte, die der Doshu immer wieder erläutert,
vielleicht weil sie zu wenig verstanden wurden und zu wenig auf
der Matte und im täglichen Leben umgesetzt werden: Wir sollten
darüber meditieren.
Wichtig ist auch, nicht alles in gut und schlecht (Plus bzw.
Minus) einzuteilen. Denn es gibt auch den Aspekte "weder gut
noch schlecht". Tja. In der Mittagspause fanden wir uns fast alle im nahe gelegenen
Ristorante Federale ein, um uns ein typisch schweizerisches
Essen, nämlich St. Galler Bratwürste mit Rösti schmecken zu
lassen. Mit Absicht haben wir leichte Kost gewählt, damit wir
am späteren Nachmittag wieder in guter Form unsere Aktivitäten auf
der Matte fortsetzen konnten.
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Ein wildes Getümmel der Kinder aus unserer Aikidoschule für
Minis brach auf die Matte ein, wie immer wurden sie von ihren
Eltern, Grosseltern, und Geschwistern begleitet. Unter der
Aufsicht des Doshu entwickelten sie ein bemerkenswertes Ki im
Dojo und folgten aufmerksam seinem Unterricht.
Freunde aus anderen Dojos halfen unseren Kindertrainern und
viel Aufregung erzeugte die Anwesenheit von Ricardo aus
Valdarno, der mit dem kleinen Kevin arbeitete. Kevin zeigte
dabei, dass er sich überhaupt nicht von dem Riesen Ricardo
einschüchtern liess.
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Das Training der Erwachsenen ging dann mit Übungen zu ushiro
ryokatadori weiter und der achten Tsuzukiwaza (ryote dori).
Es wurde intensiv geübt.
Die geplanten Prüfung am Ende der Lektion fanden nicht statt.
Michael aus Stuttgart war krankheitshalber verhindert. Sven aus
Frastanz (A) konnte nicht kommen, da er gerade an diesem Tag
zum zweiten Mal Vater geworden war. Die frische Stammhalterin
heisst Sally Louise und ist wunderschön.!
Wir sprechen ihm und Sorana, den glücklichen Eltern, unsere
herzliche Gratulation aus.
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Zum Abendessen wurden wir in der Grotto al Furmighin in Sagno
erwartet. Wie immer war der Empfang durch Anna warm und
herzlich.
Am Sonntagmorgen empfing uns eine freigiebige Sonne mit T-Shirt
warmen Temperaturen. Auf der Matte wurden insbesondere
zahlreiche Übungen zur 33. Tsuzukiwaza (Shinken) geübt. Danach
folgte die Ausführung der Tsuzukiwaza als Ganzes (immer wieder
sehr schön).
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Das Seminar endete wie immer in der bekannten Stimmung. Viele
Freunde fuhren nach Hause, für viele war es eine lange
Heimfahrt.
Eine kleine Gruppe versammelte sich mit dem Doshu beim
Mittagessen, auch wie immer in Gebiet der Breggiaschlucht. Ein
ausgezeichnetes Risotto mit "ucelli scapati" (= geköpften
Vögel) nicht "ucelli scappati" (entfleuchte Vögel) erfreute die
Tafelgesellschaft. [Anmerkung des Übersetzers: Es handelt sich
hier tatsächlich nicht um Vögel, sondern um kleine
Fleischrouladen, die aussehen wie "Vögel" ohne Kopf, meist aus
Kalbfleisch].
Nach dem Essen nahmen die Autorin, Andrea, Govert, Roberto,
Paola, Bernhard und Sir David Carter (unser Fotograf aus
London) gemeinsam mit dem Doshu den Waldweg oberhalb des Grotto
und wanderten zum beeindruckenden Dorf Morbio Inferiore. Dort
fand ein sehr belebtes und interessantes Volksfest statt, das
Fest der Kastanien.
Der Doshu beobachtete mit grossem Interesse das Rösten der
Kastanien und probierte auch den guten Weisswein eines
örtlichen Winzers.
Es war ein Augenblick der wirklichen Gelassenheit: Der Tag war
wie geschaffen zum Schlendern durch die Innenhöfe des alten
Ortskerns. Dort waren überall Verkaufsstände aufgebaut mit
Erzeugnissen der Handwerkskunst, Ausstellungen zur früheren
Lebensweise in der bäuerlich-ländlichen Welt und Probierstände
von Kastanien in den verschiedensten Formen der Zubereitung.
So kam nach einem angenehmen und ruhigen Nachmittag die Stunde,
dass alle nach Hause aufbrachen. Unser Doshu wurde von uns
verabschiedet und hinterliess uns sein Lächeln und die Fülle
seines Blickes, die uns die kommenden Monate begleiten werden.
Unser Verein dankt ganz herzlich allen, die bei uns waren,
der Kommune Balerna, die uns kostenlos die Halle und
dazugehörigen Räumlichkeiten zur Verfügung gestellt hat, der
lieben Harriet, die uns mit ihrer Kreativität in Gestalt
einer prächtigen Blumenkreation beschenkte und unseren
befreundeten Köchen, die die Mahlzeiten mit Liebe und Hingabe
für uns zubereitet haben - "wie in den guten alten Zeiten".
Ich sage allen "Auf Wiedersehen im nächsten Jahr" bei einem
Lehrgang, der noch schöner wird.
Mit einer grossem Umarmung
Yvette |
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